“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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Prove generali della Singolarità…?

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AI VS Umani = 1 : 0. DeepMind AlphaGo beats Go world champion Lee Sedol two games in a row

 

AI VS AI 2.0 = 100 : 0.

 

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Seam (The Dassani Brothers)

Se avete venti minuti liberi, godetevi quest’adrenalinico corto di fantascienza ambientato a Hong Kong e in Giordania… Probabile che vi ritroviate anche voi a incrociare le dita perché diventi una serie TV o un lungometraggio, come auspicano i due registi, i gemelli Elan e Rajeev Dassani.

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In the not-too-distant future, a tenuous peace between humans and remarkably humanlike “machines”—some don’t even know they’re not real—is tested when synthetics begin spontaneously exploding. A military-led search for these unwitting suicide bombers begins, sending a terrified machine woman and her human partner on the run.

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Seam—named for a volatile border area sandwiched between the designated machine containment zone and the human world—borrows from some excellent inspirations, including Blade Runner. But the 20-minute short, made by twin brothers Rajeev and Elan Dassani, makes its mark with outstanding special effects and well-chosen location shooting. Though the film begins in sleek Hong Kong, its visual style is most unique when it contrasts the futuristic tech used by its characters with ancient settings, including a chase scene that winds through the narrow streets of Salt, Jordan. The climactic sequence takes place in Wadi Rum, the otherworldly desert last seen playing Jedha in Rogue…

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Fantascienza a fin di bene

Il pigro creativo

Tutti dicono che la fantascienza, soprattutto in Italia, non vende più. Non parliamo poi della forma narrativa del racconto (o novella!) che è ancora più bistrattata da editoria e lettori.

Di conseguenza ho con gioia aderito all’iniziativa benefica di Sad Dog Project: una raccolta di racconti di fantascienza. Diciassette autori (e che autori!) per quindici storie assolutamente da non perdere, a favore del Centro di riabilitazione pediatrica Alyn di Gerusalemme.

Ce n’è in tutte le salse e per tutti i gusti, di fantascienza, e vi anticipo gli evocativissimi titoli tanto per farvene un’idea:

Gianluca Morozzi – Sisifo Meccanico
Federica Soprani – Il sogno della farfalla
Valentina Capaldi – Il dono
Mario Pacchiarotti – Cena vegana
Marta Duò – Fantasmi moderni
Lorenzo Sartori – New Atlantis
Laura Costantini/Loredana Falcone – Anuhea – L’interrogatorio
Emanuele Corsi – Diversità elettive
Emilio Ilardo – La difficoltà di commemorare
Serena M…

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Verso l’infinito e “Oltre”!

Visti i nomi in squadra, sono davvero lieta di annunciarvi il nuovo progetto cui ho aderito: “Oltre – Storie dal futuro”, una bella antologia di racconti di fantascienza i cui proventi andranno tutti a Centro di riabilitazione pediatrica “ALYN” di Gerusalemme:
https://www.facebook.com/305126206403/videos/10152929332511404

 

Lista degli autori e dei titoli:

Serena M. Barbacetto – Libertus
Valentina Capaldi – Il dono
Emanuele Corsi – Diversità elettive
Laura Costantini/Loredana Falcone – Anuhea – L’interrogatorio
Marta Duò – Fantasmi moderni
Emilio Ilardo – La difficoltà di commemorare
Gianluca Morozzi – Sisifo Meccanico
Mario Pacchiarotti – Cena vegana
Ilaria Pasqua – Tentacoli
Lorenzo Sartori – New Atlantis
Federica Soprani – Il sogno della farfalla
Dario Tonani – AltroDove
Diego Tonini – Spiriti della rete
Alessandro Vietti – La sindrome Asimov
Lavinia Pinello/Andrea Chiarvesio – Evolution

L’antologia sarà presentata a Stranimondi il 14 ottobre alle ore 16:30. Siete tutti invitati!

 

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“Cassini siamo noi”

E così Cassini, raggiunta la velocità di 140.000 chilometri all’ora, è sprofondata nelle nubi di Saturno. Il gran finale era stato pianificato da anni – da quando Cassini aveva cominciato ad esaurire il carburante. Alcuni di noi stanno seguendo/hanno seguito le ultime fasi della vita della sonda in diretta, attraverso il sito della NASA. Le […]

via Come muoiono gli eroi — strategie evolutive


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La fantascienza è delle donne – Panel, Stranimondi 2016

Alcune interessanti riflessioni sulla (rara) fantascienza declinata al femminile.

Lezioni Sul Domani

“La fantascienza è delle donne” ha avuto luogo domenica 16 ottobre 2016 alle ore 11:00, nell’ambito della convention Stranimondi, a Milano.

Le relatrici: Giulia Iannuzzi (critica), Chiara Reali (traduttrice di) Tricia Sullivan (autrice), Emanuela Valentini (autrice), Nicoletta Vallorani (autrice, docente, moderatrice).

Quella che segue è né  più né meno che la relazione dell’incontro, un resoconto: X ha detto A, Y ha detto B.  Mi propongo di restituire in modo più fedele possibile a chi non c’era una serie di contenuti, tanti, buoni, così come sono stati espressi, sperando di non aver dimenticato troppo. Sono arrivata quando l’incontro era già in corso da un paio di minuti, quindi i miei appunti hanno un bello spazio bianco dove dovrebbero esserci saluti & premesse.

La sala comunque era bella piena, solo posti in piedi. Cominciamo.panel-sf-donne


Tricia Sullivan, interpellata da Nicoletta Vallorani, parla del suo esordio e dei suoi primi anni: tra…

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La fantascienza delle donne italiane, il femminicidio e altre amenità

Lezioni Sul Domani

[E pure oggi il dodo si scinde. Chi scrive oggi sono io, Giulia Abbate, the dark side of the dodo, la rompiballe insomma. Yak!]

dodomeccanico Illustrazione di Giovanna Loia

Sabato 21 maggio sono stata al Salone del libro di Torino per assistere e partecipare alla presentazione di “Oltre Venere”, La Ponga Edizioni, ultima fatica di Gian Filippo Pizzo in veste di curatore e di 13 autrici per un’antologia “al femminile”.

Lezioni.02.SMALL.mezzi Illustrazioni di Giovanna Loia

Io di “antologie al femminile” me ne intendo.

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“Diĝir” è in finale al premio Urania!

Quando ho letto la mail ricevuta da Mondadori mi sono riproposta di scrivere un post umile ma arguto, modesto ma entusiasta, infarcito di citazioni e riferimenti eruditi che testimoniassero la mia passione per il genere fantascientifico. Tre picosecondi dopo, rendendomi conto di stare saltellando come un canguro sotto gli occhi sgranati dei colleghi, ridendo come una scema e ringraziando dèi sumeri ad alta voce, mi sono detta “Chi se ne frega!” e ho continuato a gongolare senza ritegno. In ufficio hanno disperatamente bisogno di una collaboratrice sana di mente almeno fino alla fine del mese, ma sanno già che Lady Machine Gun non riesce a fingersi tale per una giornata intera. Vedendomi così felice, probabilmente hanno temuto che mi mettessi a sparare salve in aria o li coinvolgessi in qualche stunt pericoloso.

A distanza di qualche ora, faccio le mie più sincere congratulazioni agli altri quattro finalisti, e con calma serafica, spirito zen e un po’ di sano cameratismo auguro loro: “In bocca all’alieno!”.

http://www.fantascienza.com/22552/premio-urania-i-finalisti-2016

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L’Umanità permeabile

 

schermata-2017-02-22-alle-17-29-32Osmotic growth – by kelemengabi (Flickr)

Potremmo chiamarla in molti modi, l’Era osmotica, l’Età del disequilibrio, l’Epoca dell’ibridazione, ma qualunque nome le sia dato in futuro, è già qui, ed è qui per restare. Al varco c’è il superamento del Sistema di Pensiero (le maiuscole sono d’obbligo, in questo caso) che ha innescato e guidato le precedenti rivoluzioni civili e filosofiche, plasmando buona parte del paesaggio socio-economico che oggi ci circonda.

L’Umanesimo pone l’Uomo al centro, collocandolo come soggetto agente in uno spazio creativo sempre più vasto, a sua totale disposizione. Gli dèi si ritirano ai margini di questo spazio, sospinti sempre più indietro, e i grandi filosofi li danno per morti: non si ha “più bisogno di quell’ipotesi”, per esplorare il mondo e ciò che ha da offrire.

Dalle macerie di questo terremoto antropologico l’Uomo emerge in una posizione unica di predominio, con tutto un mondo a disposizione per esercitare la sua capacità trasformativa: quale unico soggetto in grado di auto-determinarsi e di “emanare” creazioni, modifica l’ambiente circostante, il cui ruolo è puramente strumentale, ed è una relazione a senso unico, priva di feedback, con al centro un’entità “pura” e autonoma che agisce in base al proprio libero arbitrio senza lasciarsi contaminare.

Peccato che tale solipsismo sia un’illusione, e un’illusione pericolosa.

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Come l’etologo R. Marchesini ci fa notare, la tecnologia non è una mera cellula probiotica che migliora le funzionalità dell’organismo umano: è un virus che penetra nelle nostre cellule e le riprogramma dall’interno. L’Umanità (“entità” peraltro ancora tutta da definire) è in un rapporto osmotico con il mondo: la realtà la rivoluziona ontopoieticamente per contatto; la scienza e la tecnica non si limitano a soddisfarne i bisogni, ma li modificano e ne introducono di nuovi. L’innovazione tecnica cambia i predicati e i fini dell’Homo sapiens sapiens e lo condiziona sia a livello del singolo individuo (ontogenesi) sia a livello di specie (filogenesi); apre prospettive come un crocicchio di nuove strade, ma non lo lascia libero quanto crede di scegliere quale imboccare, e una volta fattolo, non lo lascia libero quanto crede di tornare indietro o di uscire dal solco, né di adattare il passo alle sue aspettative ed esigenze, mutevoli e influenzabili anch’esse.

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Osmotic growth – Osmotic membranes

Noi esseri umani non siamo impermeabili, anche se ci piace illuderci di esserlo, e la tecnica non ci “completa”, non si limita a “servirci” passivamente, ma riprogramma le nostre menti, sviluppa abilità e ne atrofizza altre, crea dipendenza. Allo stesso modo, la Natura non si lascia soltanto “imitare”: ci mostra possibilità, apre spazi creativi che possono essere colmati anche migliaia di anni dopo. Gli uccelli ci insegnano che è possibile volare ben prima di come riuscire a farlo, rendono concepibile ciò che riusciamo tecnicamente a realizzare molto, molto tempo dopo. L’Uomo ha bisogno del mondo anche soltanto per concepire possibilità: scopriamo che esistono molti più colori di quelli che vediamo, scopriamo l’infinito, scopriamo la sfuggente essenza della materia, ma non possiamo immaginarli. Il mondo sfida continuamente la nostra immaginazione, ma è allo stesso tempo il bacino d’idee e di possibilità in nuce cui la nostra intelligenza attinge per dar forma alle proprie realizzazioni.

La società umana moderna,  influenzata prima dall’antropocentrismo delle religioni abramitiche e poi dal pensiero umanista, considera gli altri esseri viventi, la materia inanimata (confine difficile da stabilire) e gli strumenti tecnici da essi derivati come una risorsa da utilizzare, un patrimonio da possedere, sfruttare e monetizzare. Il “consumismo”, che caccia dalla porta il concetto di “limite” fatto poi rientrare dalla finestra da Boulding e altri negli anni ’60, si basa su questo.

Ancora ci illudiamo di essere qualcosa di “diverso”, qualcosa di “puro”, ma niente è puro in Natura, e noi ne facciamo parte. Come Marchesini stesso e molti filosofi (Nietzsche in primis) affermano, la purezza  è morte, la vita è contaminazione. L'”Ego cogito, ergo sum, sive existo” del Metodo cartesiano è in realtà un Io dialogante. L’isolamento solipsista dell’Io è mero onanismo, se non mera idiozia.

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Il mito della purezza e dell’auto-sufficienza porta a sfruttamento indiscriminato, razzismo, distruzione degli ecosistemi, disgregazione delle strutture sociali. Non amiamo né rispettiamo il nostro prossimo, né gli animali e le altre creature viventi, ma amiamo noi stessi attraverso di loro, semplificandoli, riducendoli alle loro componenti “meccaniche” o ai moventi che proiettiamo su di essi, per poi usarli come specchi che rimandano soltanto il nostro riflesso.

Se distruggiamo il valore relazionale del prossimo, distruggere il prossimo è soltanto il passo successivo. Un bambino deve interagire con altri adulti e bambini di persona, non attraverso uno schermo, per sperimentare l’effetto che fanno i propri comportamenti e allenare le proprie capacità empatiche: la maturazione emotiva si ha attraverso l’interazione, preferibilmente non mediata e non a distanza. È facile odiare, prima di conoscere, e le occasioni di crescita dipendono dalla “permeabilità” reciproca, che non è mera e passiva accettazione della visione del mondo e delle istanze altrui, ma attitudine all’ascolto.

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Il bambino che un tempo animava i propri giocattoli, oggi reifica il proprio gatto riducendolo a un peluche o a un “minus-habens” pseudo-umano. L’Uomo ancora crede all’Idea di “Gatto” attorno alla quale far orbitare i singoli gatti, senza aver introiettato il fatto che la Vita è un cantiere sempre aperto e ogni individuo è una possibilità che si apre sul mondo, una prova, un unicum.
Ogni specie e ogni singolo rappresentante di quella specie “s’immerge” nel mondo in modo diverso: vede parti dello spettro e colori diversi, avverte a distanza la presenza di qualcosa in base alle turbolenze dell’aria, sviluppa comportamenti in base all’istinto predatorio di un cagnolino che insegue una foglia svolazzante o a quello esplorativo e catalogativo di un bambino che raccoglie margherite in un prato.

Le varie anime del darwinismo contemporaneo c’insegnano che le concezioni antropomorfizzate della realtà sono superate, che l’idea di “Progetto” è estranea ai meccanismi della natura, e che il concetto stesso di “umano” è sfumato e ambiguo. Ci dotiamo di nuovi sensi, miglioriamo funzioni e ne perdiamo altre, ma soprattutto impariamo a concepire altre forme di vita non come “macchine” prevedibili e fatte di automatismi e singole componenti distinte, non oggetti, ma soggetti, capaci di cambiare abitudini e di apprendere ma allo stesso tempo condizionati dal fatto che più avranno la tendenza naturale a raccogliere, più spesso ne faranno esperienza. Capiamo che i processi di apprendimento devono essere anche spazi di protagonismo e di interazione.

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Per coloro che si definiscono esseri “umani” (considerando che non esiste una definizione universalmente riconosciuta di questo aggettivo, così come non esiste una definizione universalmente riconosciuta di “essere vivente”), trattasi di un’emancipazione dell’animalità, non dall’animalità. Del resto, la nostra stessa capacità creativa deriva dai nostri istinti animali, istinti che ci hanno permesso di sopravvivere in situazioni che non si ripetevano mai identiche a se stesse, e dalla titolarità che da decenni cerchiamo (con risultati sinora deludenti) d’insegnare alle macchine.

È ingenuo illudersi di dominare e “cavalcare” l’innovazione tecnica: anche se le macchine ancora non possiedono la titolarità che tanti autori di fantascienza (me compresa) hanno immaginato e paventato, non basta essere (o ritenerci) consapevoli, moderati e dotati di auto-controllo perché il loro utilizzo non riscriva le nostre menti, così come non basta essere “genitori capaci e attenti” per governare il modo in cui esse plasmano la mente duttile di un bambino. Le future generazioni saranno diverse dalla nostra e dalle precedenti, nel bene e nel male, che lo vogliamo oppure no.

Demonizzare le tecnologie e l’uso che se ne fa non porta lontano, ma non porta lontano neanche ingannare noi stessi pensando di esserne padroni, di averne il controllo, di non lasciarcene influenzare. Entro certi limiti possiamo scegliere, moderarci, oppure cercare di non lasciar atrofizzare le capacità che un giorno potrebbero esserci utili per cavarcela anche senza, ma senza illuderci di sviluppare così chissà quale immunità o privilegio prospettico.

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Un buon consiglio ce lo dà quell’acuto provocatore di Louis C. K., dicendo che siamo umani quando siamo seduti su una poltrona in silenzio a riflettere, soli con noi stessi, e non cerchiamo ossessivamente di scacciare con mille distrazioni e automatismi quello spaventoso vuoto esistenziale che riemerge dal profondo, ma lo accogliamo dentro di noi come parte essenziale (e preziosa) della nostra esistenza:

Louis C. K. e gli smartphone

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